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Alta Via Adamello - Sentiero n°1 BS |
3a tappa Alta Via Adamello: Rifugio Maria e Franco - Rifugio Lissone |
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La nostra Alta Via Adamello
(Stefano "Lo sherpa" & Sara "Bubu")Dopo una bella dormita (complice il freddo e due belle copertone sopra il lenzuolo), ci svegliamo all’ alba, pronti per un’ altro tappone. Solita trafila… bagno, vestirsi, zaino, colazione, conto. I gestori sottolineano con sarcasmo il fatto che “...ie n’ pé de n’ ura ma è gnemò partic... (sono in piedi da un ‘ora ma non sono ancora partiti)”; sacrosanto! dopo questa perla di saggezza ci offrono anche l’ acqua per riempire le borracce, ma con un avvertimento: “...è quella del nevaio, non ha sali minerali dunque invece di reintegrarvi dei sali persi, vi lava...”; Capito? dunque l’ acqua va mescolata con gli integratori (il vino va benissimo... ed è per questo che la sera prima abbiamo fatto il pieno). Fuori dal rifugio il sole è già caldo ma l’ aria è come sempre frizzante; solita foto di gruppo e poi partiamo. Iniziamo in discesa; a detta dei gestori questa è la tappa più bella, dal punto di vista panoramico. Ci avviciniamo al passo di Campo, qui i cellulari funzionano... è un po’ presto però telefoniamo (altrimenti ci danno per dispersi). Dopo la breve sosta riprendiamo, il percorso è sempre agevole fino alle cascate; da qui si inizia a salire verso il passo Ignaga. Catene e pioli nella roccia... anche oggi la Terry incassa la salita... è crisi; come il giorno prima, vediamo i nostri compagni di rifugio che ci doppiano... non possiamo fermarci... il meteo non promette bene. Il Vito si prende lo zaino della Terry e ripartiamo. Avvistiamo anche uno stambecco su una cresta... finalmente dopo tanti escrementi, individuiamo il colpevole (si vede che in alta quota viene meglio...). Dal passo Ignaga il sentiero è quasi sempre attrezzato; praticamente si cammina sulla cresta delle montagne. Stefano si esibisce in un paio di evoluzioni a cavalcioni sulla roccia... ma chi è Rocco Siffredi... o Selene??? Neanche il tempo di respirare e guardarsi intorno che vediamo salire le nuvole... è acqua; ci mettiamo subito il poncho e iniziamo a scendere. La giornata è fredda e umida... guanti e berretta. Dopo aver preso qualche secchiata d’ acqua finalmente, in prossimità del rifugio Lissone, le nuvole si alzano, smette di piovere; ci leviamo di dosso gli impermeabili e proseguiamo. Da qui fino al Lissone nessun problema. Oggi abbiamo affrontato anche l’ acqua, per di più in un punto non molto agevole da attraversare... ma è passata indenne. Questa volta siamo arrivati a un orario decente... ne approfittiamo; occupiamo un tavolo e iniziamo a banchettare (strano???). Lo sherpa assalta il rifugio: gli chiedono “...avete prenotato per quanti?” e lui “...si si, mi date un litro di vino che ci pensiamo dopo...”; che vero alpino (per la cronaca non ha fatto il militare!). Fatto sta che ci troviamo ancora con le gambe sotto il tavolo... ora c’è anche il sole. Due chiacchiere con i soliti compagni di rifugio, poi io, il Vito e Adelmo andiamo a fare due passi lungo la valle Adamè, mentre il Pelle e Stefano fanno un pediluvio nell’ acqua ghiacciata. Smaltita la merenda, ritorniamo sui nostri passi. Al rifugio saliamo in camera; abbiamo una stanza bellissima tutta in legno: più che un rifugio sembra un albergo. Ci facciamo una doccia calda (finalmente) poi... aperitivo. Io e Stefano ci gustiamo una birretta, mentre in lontananza si vedono i fulmini all’ imbrunire. E’ ora di cena. Una coppia, conosciuta due giorni prima, ci confessa che nel pomeriggio, mentre erano seduti a un tavolo lì al rifugio, delle persone hanno dimenticato un salame... che facciamo? Lo buttiamo? E così ecco che , una volta affettato in cucina, viene offerto a tutti. Dopo cena tutti si ritirano; rimaniamo io, Adelmo e Stefano che ci intratteniamo con il gestore – guida del rifugio. Altre perle di saggezza: peso massimo zaino, non più di 8 kg – non serve lavarsi la faccia con il sapone (si consuma meno sapone e il grasso della pelle protegge dal sole) – kit pronto-soccorso con coperta termica (noi l’ avevamo tutti... grazie mamma di Sara) – solo un cambio pesante, per la sera al rifugio e un paio per il giorno (magliette tecniche che si lavano e asciugano subito). La guida ci ha anche raccontato che, quando fanno la ricognizione del sentiero, percorrono in un giorno tratti che noi umani facciamo in tre giorni; confessa anche che in auto è imbranato (almeno quello!). Chiediamo ragguagli sulle condizioni meteo: per domani niente di buono... decidiamo di partire prima, forse evitiamo la pioggia...(forse!). |